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Se la notizia di ieri è una qualche indicazione, le cose forse iniziano a cambiare anche in Italia. Personalmente credo che riconoscere il diritto al matrimonio agli uomini e le donne omosessuali di questo paese sia una questione di cilviltà, di buon senso e di rispetto della nostra Costituzione, che sancisce la parità dei suoi cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (Art. 3). Forse è ora di aggiungere “senza distinzione di orientamento sessuale”. Perchè, in fondo, non è questa una discriminazione? Identificare una categoria di persone e riconoscergli minori diritti. Cittadini di serie B.

Sono ottimista, è questione di tempo.

Il primo post di questo blog, nasce dal fatto che, per puro caso e senza essere ancora a conoscenza del verdetto della Cassazione, ieri sera mi sono finalmente concessa il tempo di vedere 8: A Play about the Fight for Marriage Equality, un racconto romanzato della vicenda che ha portato ad un’importante vittoria dell’American Federation for Equal Rights (AFER), la bocciatura del referendum che dal 2008 in California vietava di fatto i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Motivo: il Proposition 8, questo il nome del referendum, è incostituzionale. L’evento ha avuto molta enfasi, al di là e al di qua dell’Atlantico, ma nessun video del processo era stato messo a disposizione del pubblico, visto che i difensori del Prop. 8 avevano ottenuto che nessuna telecamera filmasse ciò che accadeva in aula. 8: A Play about the Fight for Marriage Equality prova a raccontare questa battaglia legale, utilizzando stralci del processo, delle udienze preliminari, testimonianze dei protagonisti della vicenda. Lo spettacolo si è tenuto il 3 marzo scorso, in diretta streaming su YouTube. E’ preceduto da frammenti di telegiornali e trasmissioni politiche che ricostruiscono “giornalisticamente” tutta la vicenda. Nel cast in scena sul palco attori del calibro di George Clooney, Brad Pitt, ma anche star della TV come Matt Bomer, Jane Lynch, Chris Colfer.

La storia, appassionante come il migliore dei legal thriller, porta a riflettere. Le motivazioni del Prop. 8 non erano che frutto di pregiudizi e i pregiudizi messi alle strette dalla logica tendono a cadere. Al di là delle opinioni personali, delle convinzioni religiose e politiche, davanti alle testimonianze delle persone a cui viene detto “no, non puoi sposare la persona che ami” viene da chiedersi se davvero rientra nella sovranità di uno Stato negare ad gruppo di suoi cittadini un diritto così importante come quello del matrimonio.

Lo spettacolo, sottotitolato in italiano, inizia al minuto 17.58.

“Be who you are, love who you love and marry who you wish to marry”

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